L'importanza della maniglia

"

di Antonio Spadaro – pubblicato il 28 Luglio 2010

Pensate di trovarvi davanti a una di quelle porte di vetro che si aprono automaticamente. Sapete
già come comportarvi: perché si aprano dovete attendere. Non fare nulla: semplicemente
attendere. Il desiderio di aprirla si “infrange” contro il vetro che automaticamente fa quello
che voi desiderate senza che voi facciate nulla.
Ma quante volte, nonostante questo, soprattutto chi non è abituato alle porte automatiche, si
chiede che cosa fare, arrivato a quel punto. Qualcuno disperatamente tende la mano verso il vetro
per vederlo poi subito magicamente muoversi come per prodigio.
C’è qualcosa di innaturale in una porta automatica, qualcosa che mette a disagio. Persino quel
secondo che ci mette ad aprirsi a volte ci sembra troppo lungo. Perché? Perché le porte vanno
aperte. L’uomo è strutturalmente fatto per aprire porte. E per aprire le porte è necessario avere
una maniglia. Pensate a una porta di legno completamente liscia e con i cardini, senza maniglia.
E’ chiaro che deve essere una porta che si apre a spinta. Le porte ci sono perché possano
aprirsi. Le porte chiuse sono innaturali, sono contro natura. La maniglia è rassicurante perché ci
dice che noi possiamo aprire quella porta nella maniera più naturale possibile. Una porta senza
maniglia è sempre qualcosa di imbarazzante: mette la sua apertura in balia dei meccanismi
ignoti e degli ingranaggi complessi delle porte scorrevoli.
L’importanza della maniglia è dunque nel fatto che ci permette di compiere in maniera
pienamente voluta e controllata un gesto naturale e intensamente simbolico quale l’apertura di
una porta. E’ la maniglia a farci godere persino l’incertezza e il timore nell’aprire una porta quando
non sappiamo che cosa c’è al di là. Forse anche l’emozione di un incontro o la paura. Immaginate
la porta di un castello fatato che si apre automaticamente? Il senso del mistero, bello o brutto
che sia, va mediato da una apertura lenta, da un gesto che è plasmato dall’intenzionalità, dalla
volontà, dal sentimento o anche dalla sbadataggine. Ma va mediato: non c’è ad esso un
accesso immediato, a scatto. E poi una porta si può anche aprire lentamente o si può anche
aprire uno spiraglio…
La maniglia preserva il sentimento e il mistero, la volontà e l’intenzione; calibra i gesti e
prende le misure. Le cose importanti della nostra vita spesso sono esperienze che stanno al di là
di una soglia. Il suo attraversamento raramente è a scatto automatico. C’è sempre una maniglia
da qualche parte…. Le parole, a volte, hanno questa funzione: non di porta, ma di
maniglia che ci permette di aprire la porta grazie a una calibrazione che, in questo caso,
solamente la poesia è in grado di mettere a punto. La parola poetica è maniglia: se la si afferra
non è per possederla, ma per aprire mondi.